I Pellegrinaggi in Campania

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I Pellegrinaggi in Campania

Tra i documenti della Mediateca delle Feste c’è un numero considerevole di materiale che illustra il momento festivo attraverso il pellegrinaggio. Questa serie di feste vengono svolte dopo i riti della Settimana Santa e precisamente da maggio a ottobre. Bisogna dire che chi compie il pellegrinaggio l’ho fa solo per una promessa fatta, un voto che deve sciogliere e, di solito, viene svolto in compagnia con altri penitenti; un’altra cosa da dire, è che il percorso che si deve compiere è sempre un viaggio faticoso. Ad organizzare i pellegrinaggi sono le parrocchie o associazioni familiari che per generazioni l’hanno sempre fatto. Quelle programmate dalle chiese, vengono comunicati ai fedeli attraverso avvisi sacri, gli altri si recano di porta in porta per l’intero paese per la sottoscrizione di partecipazione; un’altra formula è data da gruppi più piccoli che sono composti da amici e conoscenti che si raggruppano tra loro in forma spontanea. I pellegrinaggi organizzati dalla chiesa o quelle preparate dalle associazioni laiche sono chiamate “Compagnie” e sono riconoscibili perché quando sfilano, davanti c’è la bandiera che li rappresenta. Le compagnie organizzate da laici devono avere sempre il permesso scritto dal proprio parroco ed una volta raggiunta la meta l’altro parroco deve sottoscrivere l’avvenuto pellegrinaggio. Il penitente che partecipa, parte da casa con borsa o zaino nel quale porta con se vari alimenti e bevande e qualche indumento di ricambi, quello che è importante e che l’equipaggiamento è conforme al viaggio che deve compiere. I pellegrinaggi sono di vario tipo: quelli fatti in pianura, quelli che partono dalla pianura e vanno in montagna oppure l’inverso dalla montagna fino alla pianura. Possiamo trovare in alcune riti festivi lo spostamento di fedeli che svolgono quasi le identiche azioni dei pellegrini, ma che vengono ad essere svolte all’interno del proprio tessuto urbano e vengono classificate come processioni. Un esempio possiamo notarlo nella festa della Madonna del Castello, dove il fedele si reca al Santuario che è in alto rispetto al paese per prelevare la statua Sacra e portarla giù in paese per i festeggiamenti; oppure a San Mango sul Calore dove il fedele si porta dal paese e va verso il fiume dove sorge la chiesa di Sant’Anna, ma in entrambi i casi le processioni si tengono nel proprio comune e dunque non è da considerarsi un vero pellegrinaggio che prevede un cammino che deve essere faticoso ed articolato. Fino agli anni ‘90, c’erano delle compagnie che impiegavano varie giorni per raggiungere il luogo sacro, oggi invece si sono ridotte le distanze trasportando i fedeli con automezzi e, solo l’ultimo tratto viene compiuto a piedi sul percorso che viene considerato, per tradizione, penitenziale. Due dei più noti sono: il percorso dello Scalzatoio (lo scauzaturo) che porta al Santuario della Madonna di Montevergine (Mamma Schiavona, 1260 metri) e il sentiero dei pellegrini che viene percorso in 8 ore fino al Santuario della Madonna del Sacro Monte del Gelbison (1.706 metri). In Campania, il pellegrinaggio più faticoso è quello che parte dal paese di Sanza e va in montagna su al santuario della Madonna del Cervato (1898 metri è il monte più alto della Campania), portando in vetta la “Madonna che corre”. Il rito avviene partendo dal paese prima della mezzanotte con arrivo al mattino del 26 luglio. Una squadra di giovani portano la statua della Vergine lungo la dorsale del monte, bosco del Cervato, e lo fanno di notte correndo, prima che il sole sia alto. È una estenuante percorso che solo chi è abituato a questo ritmo può farlo. Il pellegrinaggio più ‘comodo’, noto in tutta la Campania, è fatto in pianura ed è quello per raggiungere il Santuario della Madonna di Pompei fatto a maggio perché considerato il mese della Madonna. Nel Cilento vi sono dei pellegrinaggi che prevedono un cammino che va dal paese, posto in montagna, e che vanno in giù verso zone più impervie, verso il fiume dove sorge un piccolo santuario dedicato alla Vergine.