Per non disperdere la memoria del patrimonio delle tradizioni demoetnoantropologiche  dei territori della Campania, è stato raccolto in Documenti di Etnografia Osservata il materiale video e fotografico, conservato nel Centro di Documentazione Demologico. L’indagine, avviata negli anni ’80 e tuttora in corso, è stata svolta durante lo svolgimento dei riti, in forme e modi discreti, in modo da risultare non invadenti e quasi impercettibili agli stessi partecipanti. Il materiale raccolto fornisce un’ampia veduta panoramica dell’insieme delle tradizioni ancora vive e in uso. Ne è scaturito un data base composto da oltre mille documenti. Di questi 644 riguardano solo le feste, oltre alle interviste raccolte, informazioni dettagliate su alimentazione, addobbi e costumi tradizionali su un campione di circa 400 località. Il data base consente, con un sistema molto semplice, di mettere in comparazione i diversi dati. Al di là dell’uso delle informazioni per studiare,  il data base consente di guardarci dall’esterno per riscoprire noi stessi soffermandoci sui significati delle tradizioni, che viviamo ancora da protagonisti in occasione dei vari appuntamenti dell’anno.

CONCLUSIONI

Anni di ricerca e di raccolta di documentazione ci hanno portato a conoscere le festività e i riti che si svolgono nella nostra regione, ma soprattutto ci hanno consentito la conoscenza di tante persone che ne sono protagoniste.  È difficile dimenticarle, perché ognuna di esse porta dentro di sé, come patrimonio spirituale, credenze usanze e costumi  della propria comunità e del proprio territorio.

Vederle attrici delle proprie festività, ci ha dato  certezza  che ogni giorno ciascuna tradizione assumevano una rilettura  sempre nuova e in qualche modo diversa dell’essenza e del significato della propria tradizione culturale. Con loro abbiamo vissuto i momenti migliori che la festa può offrire, come giorno, importante e atteso con passione,  nel quale le passioni, le aspirazioni di tutti possono essere messi a nudo. Sebbene ognuno viva il giorno di festa con comportamenti differenti l’uno dall’altro, tutti sono consapevoli del beneficio comune che possono trarne. Lo svolgimento di una festa ha necessità dei suoi tempi nei quali partecipanti attivi come attori e spettatori sono contemporaneamente coinvolti. L’apparire, allora, è molto importante come sono importanti i gesti che compongono quasi una cerimonia nella quale, si annidano i messaggi che rinsaldano la tradizione.

Non sono solo, pertanto,  raccolti dati e informazioni, ma è anche contenuta la rappresentazione di quella antica e muta gestualità, che più di ogni altra parola e di ogni altro scritto, conserva la traccia più viva e vitale delle tradizioni della nostra regione. Perché non c’è libro, non c’è documentazione fotografica che possa rappresentare e ricordare la dinamicità, la plasticità e, diremmo quasi la coreografia, della complessa gestualità che caratterizza lo svolgersi di queste antiche feste. Gestualità che rimarrebbe affidata alla fragilità dell’effimero, se non fosse stata raccolta in un data base, accanto a tutta la raccolta di testimonianze e documenti. Così come invece è stata raccolta, questa gestualità può essere rivista, comparandola alla veduta di un sito, allo studio di un documento  o all’esame di  un reperto archeologico.

Un esempio di come l’osservazione della gestualità rituale si coniuga con l’esame di un reperto archeologico, nel rintracciare le antichissime origini di alcune tradizioni campane.  In una di queste nostre festività, infatti, c’è l’usanza di donare agnelli, capre e pecore al santo protettore. Prima di essere macellate le bestie vengono portate in processione, accompagnate da zampognari e da fedeli che per voto portano sul capo la centa. Osservando una lastra del VI secolo a.C.  trovata in una grotta, è raffigurata una processione, in onore delle Ninfe, con un agnello da sacrificare; l’agnello è   accompagnato da suonatori di flauto e di lira, mentre una donna regge sulla testa una cesta votiva. Le tradizioni della nostra regione, dunque,  sono di antichissima origine e si sono conservate spesso immutate, nonostante il tempo trascorso e i Documenti di Etnografia Osservata ne danno testimonianza e ne consentiranno il ricordo.

2005-2018 Centro di Documentazione Demologico