LA STORIA

Presentazione

I musei che usiamo definire demoetnoantropologici, o più semplicemente della civiltà contadini o locali, sono una realtà importante nel nostro paese; in un censimento ad opera del “Ministero per i Beni e le Attività culturali”, un documento del 2004, essi risultano circa 1200, distribuiti in tutto il territorio nazionale; talora sono di interesse provinciale, spesso sono la creazione di paesi e comunità minori.

Questi musei non sono dedicati a reperti antichi o ad opere figurative, come quelli di archeologia o d’arte il cui pregio delle raccolte sta nel riferimento al passato classico o ad un grande maestro. Il museo etnografico articola il suo interesse nel fatto di raccogliere la documentazione, le testimonianze materiali, della vita delle nostre classi popolari, in particolare di quelle contadine. Queste classi in realtà fino a tempi recenti sono state quasi senza scrittura, quindi la loro storia, le attività produttive, i culti religiosi possono essere ricostruiti soltanto attraverso testimonianze orali, che sono in un certo senso rappresentano il loro archivio. I musei contadini forniscono dunque un contributo prezioso per ricostruire sia una conoscenza, sia una personalità locale, mentre la loro ampia diffusione permette il riferimento anche ad un’immagine nazionale. Quando poi essi raccolgono e custodiscono anche materiale fotografico e audiovisivo ed i relativi aspetti tuttora osservabili della vita contadina, la loro importanza ne risulta ulteriormente accresciuta. Questi musei locali, come del resto ogni museo, possono essere intesi come una “macchina per comunicare” con un loro specifico linguaggio ci narrano della quotidianità, delle fatiche del lavoro e delle feste popolari, dando cosi un contributo originale alla storia del nostro paese. Questa loro capacità di comunicare è tanto più sviluppata quanto più è elevato il loro livello scientifico e documentario: ciò è possibile attraverso la catalogazione degli oggetti custoditi, fornendo attraverso le schede informatizzate tutte le notizie che altrimenti svanirebbero gradualmente dai saperi della comunità con la scomparsa degli anziani; la scomparsa della memoria viva finirebbe per rendere tali oggetti privi di significato, spogliandoli del loro valore simbolico, quasi muti, a tal fine sono particolarmente utili le interviste e le videointerviste a chi ancora custodisce conoscenza e memorie; in secondo luogo sono preziosi i filmati che documentano in movimento comportamenti quotidiani, tecniche produttive e celebrazioni festive. Infine l’allestimento, la presentazione della collezione non deve essere casuale ma rispondere a criteri precisi; ogni museo deve individuare una sua priorità e rappresentare aspetti e contenuti che intende privilegiare, in modo da dare un ordine e un senso esplicitati nella sequenza museografica degli oggetti e per la fruizione dei documenti. A tal fine modelli di apposite schede sono state elaborate nel quadro delle attività del Ministero preposto. L’utenza di questi musei contadini e locali è molto varia e può essere ulteriormente promossa. Oltre ai membri delle comunità che li ospitano, molti di essi si rivolgono già alle istituzioni scolastiche con le quali collaborano e, insieme ai docenti, organizzano visite e ricerche. Sempre più spesso poi essi si configurano come una risorsa per le località, in quanto si dimostrano capaci di attrarre flussi di visitatori e di turisti dall’esterno. In questa direzione molti musei si stanno impegnando come incubatori d’incontri ed eventi, abbinando le visite a esperienze enogastronomiche, giochi per bambini, passeggiate sui percorsi naturalistici, concerti di musica tradizionale e non, attività che sempre più li qualificano come attrattori importanti nello sviluppo e nella riqualificazione del territorio.